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DiAnna Martini

LinkedIn Networking ABC: cosa NON fare

Nei giorno scorsi ho letto un Post intitolato: Linkedin Networking 101: What Not to Do che mi è sembrato utile e interessante da riproporvi, l’ho quindi liberamente tradotto e in parte reinterpretato per voi

ABC del Networking con LinkedIn: Cominciamo a parlarne 

Per ottenere quello che vogliamo nella vita bisogna far uscire e valorizzare tutte le nostre doti di venditori.

Un aspetto veramente importante della vendita è il Networking. Qualcuno di noi lo ama ma, in realtà, la maggior parte di noi ne sono spaventati. E’ dura. E’ dura sapere con chi parlare, che cosa fare e che cosa dire.

Come consulente di Carriera spesso discuto su come fare Network. Cosa ci sembra sia il Network? Oppure, ugualmente importante, cosa non ci sembra che sia?

Fare Networking non è per niente intuitivo. Molti di noi facendo networking pensano “cosa posso ottenere da lui?” oppure più direttamente  “cosa ho bisogno di ottenere da lui?”.

Non farlo!

Networking vuol dire avere rapporti stabilendo e mantenendo un relazione con qualcuno, prima di chiedere un aiuto.  Le regole non cambiano solo perchè non è un rapporto faccia a faccia. Lasciatemi fare un esempio su uno dei più comuni errori che noi vediamo  nel nostro lavoro.

La scorsa settimana ho ricevuto una richiesta di connessione su Linkedin che  diceva: “Susan, sto cercando una nuova opportunità di carriera e mi piacerebbe aggiungerti tra i mie contatti LinkedIn”. Noi siamo sempre pronti ad incontrare gente e ampliare il network. Ho accettato l’invito però mi sono sentito già da subito sulla difensiva. Come mai, qual’è il punto? Non ho neanche incontrato questa persona e sento che sta già per chiedermi un favore!

Adesso cominciamo a ripassare le poche e basilari regole di Linkedin (o di ogni altro strumento di networking):

  • il 90% delle richieste di connessione è generico e non personalizzato, sarebbe un po’ come se passeggiando accanto a qualcuno, questo ti dicesse: “ciao, vuoi essere mio amico?” non penso che ciò sia possibile!
  • oppure ricevo richieste di contatto del genere: “vedo che sei connesso con Mister x, potresti farmi un’introduzione?” Quale sarebbe la tua risposta se fosse la situazione fosse inversa? Forse sarebbe una cosa simile: “aspetta un minuto sei un completo estraneo per me e mi chiedi una cosa così impegnativa?”
  • oppure ricevi richieste in cui Mister X ha indicato che sei suo amico ma tu non l’hai mai sentito nominare
  • ancora si ricevono richieste con errori nel testo: introductione, ci siamo conisciuti, ma siamo davvero seri?

Dei buoni esempi di invito

  • Una breve idea  di come sei arrivato alla persona a cui stai chiedendo il contatto.  Il Networking consiste nel costruire delle relazioni e ciò implica sia il dare che il prendere, ma non prendere e poi dare solo se si può! Ricordati, questo è un concetto chiave: Mai chiedere qualcosa subito. Agisci in modo semplice e inizia come prima cosa a costruire una relazione.
  • Una personalizzazione dei messaggi: un ottimo esempio è: “mi ha fatto piacere far la tua conoscenza su Twitter e ho apprezzato il tuo ReTweet. Perchè non connettersi? Una persona così la aggiungerò volentieri tra i mie collegamenti e mi sentirò di certo propenso ad aiutarlo se me lo chiederà.
  • Se ci siamo conosciuti, spiegare come! se sei ad un grande incontro forse la persona a cui chiedi il contatto non ti ricorderà. Può essere una buona idea dire “Mi ha fatto piacere conoscerti alla colazione di stamattina” per fargli capire chi siamo.
  • Attenzione ai dettagli: assicurarsi che la forma grammaticale sia corretta.

Ora ritorniamo alla mia storia … immediatamente, dopo aver accettato il suo invito, i mie pensieri sono diventati realtà, ricevo infatti una mail così:

“mi piacerebbe ringraziarti per aver accetto il mio invito e chiederti un aiuto nella mia ricerca di una nuova opportunità di lavoro. La mia ultima esperienza di lavoro è terminata per una chiusura aziendale, sono stato lì per oltre 8 anni.”

segue una lunga descrizione delle sue esperienze ed eccovi  la conclusione ” ogni tipo di aiuto che vorrai darmi nella mia ricerca sarà apprezzato”

Adesso, lasciatemi dire che questo è un approccio sbagliato (e noi riceviamo un sacco di mail così). Andresti spedito in uno studio medico o di avvocati chiedendo i loro servizi gratis? Spero di no… in questa maniera non andresti lontano. Questo sarebbe incredibilmente presuntuoso e metterebbe tutti sulla difensiva.

La mia azienda aiuta le persone nella ricerca di lavoro. E’ un’attività gratificante, soprattutto quando riesci ad aiutare qualcuno nel suo percorso di carriera. Quando abbiamo un relazione con qualcuno, lo consideriamo come un elemento del nostro network, quindi spesso lo mettiamo in contatto con i recruiter e revisioniamo il suo CV. Ma ricordiamoci che dobbiamo avere una relazione per far ciò. Rispetto all’esempio che citavo sopra vorrei farvi notare che, mentre mi accingerò a rispondere a quella mail non avrò comunque neanche ancora conosciuto quella persona.

Adesso guardiamo una mail che era ok. Questa è l’email che ho ricevuto dopo un evento:

“Insieme al mio collega ti abbiamo conosciuto alla conferenza di oggi. Tu hai detto che, occasionalmente, sei alla ricerca di  Executive Coach e dopo aver navigato un po’ nel tuo sito mi sono ancora più interessato e mi piacerebbe saper di più sul tuo lavoro e anche sulle opportunità di collaborare come insieme nell’ambito del Career Consulting. Ti piacerebbe se ci incontrassimo? Come sei messo nelle prossime settimane?

Per me questa mail è ottima.

Si dice dove ci siamo incontrati, cosa lui può fare per me, ricevo i suoi complimenti e mi dice apertamente che gli interesserebbe approfondire la conoscenza. Chiaramente lui è interessato a lavorare con me ma il suo approccio è stato di proporsi come un aiuto nei mie confronti, non mi sta chiedendo aiuto, lo offre. E’ coinciso, di piacevole lettura  ed efficace.  Ho fissato un incontro con lui il giorno stesso!

Il Networking non è complicato come la fisica nucleare, però può sembrare un’attività complessa.

La base è prendere e dare nella relazione. E’ anche molto importante essere autentici e divertirsi nel conoscere le persone. Questo è quello che può differenziarti.

Quando fai networking vale tanto ciò che puoi dare come ciò che puoi chiedere.

A presto

AM

il Post di origine lo trovate qui

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DiAnna Martini

Riuscire a cambiare è il primo passo per andare verso una nuova direzione?

Questo post, scritto a due mani, nasce da una domanda che, simpaticamente, ho posto a Damiano Bordignon in risposta un suo articolo  intitolato: “Ostacolo o àncora? Dipende dalla prospettiva”

Riuscire a cambiare è il primo passo per andare verso una nuova direzione? (By Damiano Bordignon)

Questa è la domanda che mi ha rivolto la sempre attenta Anna Martini in risposta a un mio post sul cambiamento.
Per tentare di rispondere mi farò aiutare da due persone, alle quali lo scorso anno proposi un corso di formazione sul potenziamento delle risorse personali.
Pur provenendo da realtà diverse, Cristiano e Amerigo (chiamiamoli così), avevano in comune alcuni fattori: entrambi quarantenni, lavoratori da circa 15 anni, medio grado d’istruzione e soprattutto, loro malgrado, cassaintegrati.
Quello che mi colpì, all’epoca, fu l’atteggiamento completamente differente che i due avevano nei confronti di quello che stava loro accadendo e dell’approccio nei confronti dell’itinerario formativo.
Per necessità di sintesi, vado a riportare alcune frasi pronunciate dai due, che ben sintetizzano il loro pensiero

Parlando di … Amerigo Cristiano
Come si sentivano “Sento che il mondo mi crolla addosso e non posso farci niente” “Non è una situazione piacevole, ma non mi sembra disperata”
Il loro vecchio ambito di lavoro “Io facevo il mio, e mi mancano solo pochi anni per andare in pensione” “Non mi sentivo valorizzato”
L’importanza della formazione “Si si, è utile, ma più per i giovani, che non per quelli come me” “E’ un’opportunità per apprendere cose nuove, che va bene a qualsiasi età”

Infine

Parlando di … Amerigo Cristiano
Come si vedevano nel futuro “Farei di tutto per tornare dov’ero, e non ho intenzione di perdermi in altro” “Vorrei iniziare un’attività che mi realizzi, ma per far questo ho bisogno di cambiare un po’ le mie impostazioni e il mio modo di comunicare. Mi sento rigido nel modo di pensare e questo non mi piace”

Inutile dire che, tra i due, era Cristiano ad aver fatto suo, senza saperlo, un punto fermo del Personal Branding: se ciò che stai facendo non ti valorizza, non riflette la tua vera luce, allora lascia perdere e dedicati a qualcosa che sia più sulle tue corde.

E se anche l’opportunità per cambiare ti viene data da una situazione che non hai cercato, vedila comunque come una chance da cogliere.

Mentre Amerigo era tutto proiettato a lamentarsi, a rivendicare i propri diritti, a salvaguardare le proprie convinzioni, studiando tutti i modi possibili per tornare nel suo vecchio luogo di lavoro, Cristiano volgeva lo sguardo verso il cambiamento, convinto del fatto che (come lui sosteneva) ‘Quando inizia una strada nuova devi essere nuovo tu. Altrimenti è fatica sprecata. E’ come andare a un galà al quale tieni immensamente, ma vestito con abiti vecchi e logori, perché non hai altro. E allora tanto vale che te ne stia a casa tua’.

Che dici Anna, ho risposto alla tua domanda?
Damiano hai risposto eccome, ti ringrazio!

Riuscire a cambiare è, dunque, il primo Passo per andare verso una nuova Direzione! (By Anna Martini)

Mi riaggancio alla frase che ho proposto a Damiano in risposta al suo post e sottolineo che questa frase rappresenta il claim di Assist, la società per cui lavoro (lo preciso per rispetto ed etica).

La prima considerazione che desidero proporvi è che “il come” oggi le Aziende e le Persone scelgono di affrontare il cambiamento ci dice molto di quanta strada faranno domani.
Non a caso, già Charles Darwin diceva:

“Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.”

La stessa organizzazione del lavoro prima era standardizzata e tesa ad eliminare le variabili mentre oggi il modello di organizzazione del lavoro che si sta diffondendo è quella in cui le variabili stesse sono diventate la regola.
Questo ha cambiato il modo di lavorare e la nostra vita. E NOI?

Pensiamo ad Amerigo e Cristiano, ma potrei anche raccontare di Giorgio, Giovanni, Sofia e Carla; un atteggiamento differente, un diverso metodo di affrontare un problema, in maniera più attiva o passiva…ecco la differenza.

Un po’ di tempo fa mi è stato chiesto “Anna hai paura del Cambiamento?”
Ecco la mia risposta schematica. Mi piace infatti utilizzare i tag per parlare in maniera incisiva, usando spesso le parole come fossero dei disegni:
Io non ho paura perchè:

Cambiamento = Opportunità
Opportunità = Scelta consapevole
Cambiamento = Innovazione
Innovazione = Nuovo
Nuovo = Motivazione, Un foglio bianco su cui scrivere in nero

e poi, sempre mi si aggiunge: “Anna, secondo te, gli altri hanno paura del cambiamento?” rispondo: dipende, perchè:

Cambiamento = Lasciare il certo per l’incerto
Incerto = Salto nel buio
Buio = Paura/stress
però
Stress = Si può canalizzare anche in positivo (il prossimo passo?)
Canalizzare in positivo = Coaching
Buio = Un foglio nero su cui scrivere in bianco

Questo flusso di pensieri esposto attraverso delle associazioni di idee, partendo proprio dalla parola cambiamento, mi è servito per capire come si può scomporre qualcosa che in apparenza sembra complicato, per arrivare ad avere un atteggiamento positivo e di ascolto, proprio perchè, anche nel cambiamento, dobbiamo trovare la giusta chiave di lettura per andare avanti, per migliorare, per disegnare nuove opportunità che che ci permetteranno di scegliere facendoci scegliere!

E voi, cari amici, come vivete il cambiamento? Vi sentite più Cristiano o Amerigo?

Ecco il post di Damiano, che ringrazio davvero per la sua presenza qui! buona lettura!
A presto
Anna

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DiAnna Martini

Coaching per mamme, papà e insegnanti

il 21 maggio  sarò a Milano c/o l’areapergolesi per partecipare ad una “Giornata Formativa un po’ diversa”:  Natural Learning – educarsi per educare perchè mi piace molto l’idea di utilizzare il coaching come modalità di relazione da utilizzare con i bambini.

Proprio perchè si parla di coaching, ho pensato di condividerlo con voi, per l’attualità  degli argomenti trattati: famiglia, coaching, relazione, comunicazione.

Essendo mamma e affrontando in prima persona le difficoltà che possono esserci credo di poterne trarre degli spunti utili e pratici e dare a tutti un’informazione, spero, interessante.

Mi piace molto  il concetto di Inner Game ossia come la performance di ogni individuo, a qualunque età e in qualunque ambito, è legata all’apprendimento (learning) e al grado di divertimento (enjoyment) in un sistema interdipendente, in cui la variazione di una delle due influisce alla lunga sulla qualità e l’intensità della performance. Pensateci un po’, non è forse vero che quando stiamo imparando a fare qualcosa e ci stiamo divertendo, il risultato è una performance migliore? Come possiamo facilitare queste condizioni perché i nostri figli si sentano più sicuri di poter esprimere se stessi, almeno in alcune situazioni, invece di sentirsi continuamente costretti ad adattarsi e giudicati? (e non stiamo mettendo in discussione l’obbedienza.. tutt’altro!)

Quindi coniugando i benefici del Coaching – imparando ad utilizzare un linguaggio aperto, che favorisce l’esplorazione, l’Intelligenza Emotiva e l’Inner Game (che dà forza alle nuove teorie psico-pedagogiche che sostengono che il bambino è competente fin dalla nascita) i risultati dovrebbero essere straordinari!

Ecco qui l’intervista di Laura Belluco che, insieme ad un altro coach professionista, ha ideato il progetto: Natural Learning – educarsi a educare

Da cosa nasce questo progetto?

Natural Learning parte da una constatazione e cioè che abbiamo considerato per troppo tempo il bambino come un essere da plasmare, come un adulto in divenire che ha bisogno di essere educato attraverso le nostre istruzioni. Se facciamo caso noi adulti diamo molto spesso istruzioni in modo quasi istintivo e quindi diamo valutazioni e giudizi, e altrettanto spesso ascoltiamo in modo distratto complice lo stile di vita, la fretta, le tensioni e via dicendo. Finalmente ci stiamo rendendo conto sempre più che l’abuso di questo nostro atteggiamento pur istintivo e inconsapevole – perché noi stessi l’abbiamo subito – produce danni davvero incredibili ed è fonte ad esempio di insicurezza, di una scarsa autostima, di squilibri emozionali, che compromettono via via la qualità delle relazioni in famiglia o del rendimento e della motivazione in ambito scolastico.

Ma allora se dare istruzioni non funziona, che alternative abbiamo?

Innanzitutto iniziamo a riconoscere che già dentro di noi esistono grandi risorse e potenzialità inespresse e dopo questa esperienza, dopo questa consapevolezza, potremo iniziare più facilmente a trasformare un po’ alla volta le relazioni con i nostri figli in modo autentico, iniziando a considerarli realmente come degli individui competenti e collaborativi, con risorse e potenzialità innate e in divenire, la cui espressione naturale è favorita da alcuni fattori e ostacolata da altri.

E quindi Natural Learning cosa offre?

Noi ci proponiamo proprio questo, prima di tutto offrire ai genitori e agli insegnanti una prospettiva diversa attraverso l’esperienza del proprio potenziale, per provare che tipo di energia si muove dentro di noi, quale divertimento e leggerezza si provano quando siamo messi nella condizioni di esprimere ciò che abbiamo dentro. E accanto all’esperienza, proponiamo contenuti e strumenti pratici per imparare a stimolare l’apprendimento naturale, ad utilizzare la domanda come strumento di esplorazione e quindi l’utilizzo di un linguaggio più consapevole. Impariamo ad ascoltare in modo empatico e non ultimo a riconoscere e a gestire prima le nostre e poi le loro emozioni, stimolando cioè la loro intelligenza emotiva.

Laura aggiunge:

Tengo a sottolineare che Natural Learning non è un metodo o un modello, anzi! il nostro scopo è quello di creare consapevolezza negli adulti che già sentono questo bisogno e di offrire degli strumenti perché ciascuno possa poi esprimere nel modo migliore il proprio modo di essere e di sentirsi genitore o insegnante.

Se desiderate maggiori info scrivetemi pure, sarò ben lieta di chiedere a Laura e riferirvi.

Grazie a Tutti

Anna

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