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DiAnna Martini

Riuscire a cambiare è il primo passo per andare verso una nuova direzione?

Questo post, scritto a due mani, nasce da una domanda che, simpaticamente, ho posto a Damiano Bordignon in risposta un suo articolo  intitolato: “Ostacolo o àncora? Dipende dalla prospettiva”

Riuscire a cambiare è il primo passo per andare verso una nuova direzione? (By Damiano Bordignon)

Questa è la domanda che mi ha rivolto la sempre attenta Anna Martini in risposta a un mio post sul cambiamento.
Per tentare di rispondere mi farò aiutare da due persone, alle quali lo scorso anno proposi un corso di formazione sul potenziamento delle risorse personali.
Pur provenendo da realtà diverse, Cristiano e Amerigo (chiamiamoli così), avevano in comune alcuni fattori: entrambi quarantenni, lavoratori da circa 15 anni, medio grado d’istruzione e soprattutto, loro malgrado, cassaintegrati.
Quello che mi colpì, all’epoca, fu l’atteggiamento completamente differente che i due avevano nei confronti di quello che stava loro accadendo e dell’approccio nei confronti dell’itinerario formativo.
Per necessità di sintesi, vado a riportare alcune frasi pronunciate dai due, che ben sintetizzano il loro pensiero

Parlando di … Amerigo Cristiano
Come si sentivano “Sento che il mondo mi crolla addosso e non posso farci niente” “Non è una situazione piacevole, ma non mi sembra disperata”
Il loro vecchio ambito di lavoro “Io facevo il mio, e mi mancano solo pochi anni per andare in pensione” “Non mi sentivo valorizzato”
L’importanza della formazione “Si si, è utile, ma più per i giovani, che non per quelli come me” “E’ un’opportunità per apprendere cose nuove, che va bene a qualsiasi età”

Infine

Parlando di … Amerigo Cristiano
Come si vedevano nel futuro “Farei di tutto per tornare dov’ero, e non ho intenzione di perdermi in altro” “Vorrei iniziare un’attività che mi realizzi, ma per far questo ho bisogno di cambiare un po’ le mie impostazioni e il mio modo di comunicare. Mi sento rigido nel modo di pensare e questo non mi piace”

Inutile dire che, tra i due, era Cristiano ad aver fatto suo, senza saperlo, un punto fermo del Personal Branding: se ciò che stai facendo non ti valorizza, non riflette la tua vera luce, allora lascia perdere e dedicati a qualcosa che sia più sulle tue corde.

E se anche l’opportunità per cambiare ti viene data da una situazione che non hai cercato, vedila comunque come una chance da cogliere.

Mentre Amerigo era tutto proiettato a lamentarsi, a rivendicare i propri diritti, a salvaguardare le proprie convinzioni, studiando tutti i modi possibili per tornare nel suo vecchio luogo di lavoro, Cristiano volgeva lo sguardo verso il cambiamento, convinto del fatto che (come lui sosteneva) ‘Quando inizia una strada nuova devi essere nuovo tu. Altrimenti è fatica sprecata. E’ come andare a un galà al quale tieni immensamente, ma vestito con abiti vecchi e logori, perché non hai altro. E allora tanto vale che te ne stia a casa tua’.

Che dici Anna, ho risposto alla tua domanda?
Damiano hai risposto eccome, ti ringrazio!

Riuscire a cambiare è, dunque, il primo Passo per andare verso una nuova Direzione! (By Anna Martini)

Mi riaggancio alla frase che ho proposto a Damiano in risposta al suo post e sottolineo che questa frase rappresenta il claim di Assist, la società per cui lavoro (lo preciso per rispetto ed etica).

La prima considerazione che desidero proporvi è che “il come” oggi le Aziende e le Persone scelgono di affrontare il cambiamento ci dice molto di quanta strada faranno domani.
Non a caso, già Charles Darwin diceva:

“Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.”

La stessa organizzazione del lavoro prima era standardizzata e tesa ad eliminare le variabili mentre oggi il modello di organizzazione del lavoro che si sta diffondendo è quella in cui le variabili stesse sono diventate la regola.
Questo ha cambiato il modo di lavorare e la nostra vita. E NOI?

Pensiamo ad Amerigo e Cristiano, ma potrei anche raccontare di Giorgio, Giovanni, Sofia e Carla; un atteggiamento differente, un diverso metodo di affrontare un problema, in maniera più attiva o passiva…ecco la differenza.

Un po’ di tempo fa mi è stato chiesto “Anna hai paura del Cambiamento?”
Ecco la mia risposta schematica. Mi piace infatti utilizzare i tag per parlare in maniera incisiva, usando spesso le parole come fossero dei disegni:
Io non ho paura perchè:

Cambiamento = Opportunità
Opportunità = Scelta consapevole
Cambiamento = Innovazione
Innovazione = Nuovo
Nuovo = Motivazione, Un foglio bianco su cui scrivere in nero

e poi, sempre mi si aggiunge: “Anna, secondo te, gli altri hanno paura del cambiamento?” rispondo: dipende, perchè:

Cambiamento = Lasciare il certo per l’incerto
Incerto = Salto nel buio
Buio = Paura/stress
però
Stress = Si può canalizzare anche in positivo (il prossimo passo?)
Canalizzare in positivo = Coaching
Buio = Un foglio nero su cui scrivere in bianco

Questo flusso di pensieri esposto attraverso delle associazioni di idee, partendo proprio dalla parola cambiamento, mi è servito per capire come si può scomporre qualcosa che in apparenza sembra complicato, per arrivare ad avere un atteggiamento positivo e di ascolto, proprio perchè, anche nel cambiamento, dobbiamo trovare la giusta chiave di lettura per andare avanti, per migliorare, per disegnare nuove opportunità che che ci permetteranno di scegliere facendoci scegliere!

E voi, cari amici, come vivete il cambiamento? Vi sentite più Cristiano o Amerigo?

Ecco il post di Damiano, che ringrazio davvero per la sua presenza qui! buona lettura!
A presto
Anna

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DiAnna Martini

Outplacement 2.0 | Cos’è il Bilancio delle Competenze?

Avendo parlato, nel mio precedente post dedicato all’Outplacement 2.0 , del Bilancio di Competenze vorrei darvi qualche informazione in più sul  percorso e su quali sono, a mio avviso, le novità 2.0 in questione.

Premessa
Prendo spunto da Orientami, noto Blog degli Orientatori Professionisti per trovare la miglior definizione in proposito e la riporto:

il Bilancio delle competenze svolto nell’ambito del riorientamento al lavoro (BdC riorientativo) è finalizzato ad analizzare competenze professionali e personali, attitudini, personalità e motivazioni con l’obiettivo, per il lavoratore, di individuare dei nuovi percorsi lavorativi sul mercato del lavoro in base a ciò che il lavoratore ha maturato nella sua storia professionale ma, anche, indipendentemente dal tipo di lavoro precedentemente svolto.

È un’azione intesa come riorientamento di carriera sia “interno” alla persona, come individuazione dei percorsi professionali e delle proprie potenzialità, sia “esterno” perché si vanno ad individuare le nicchie di mercato più consone e recettive al soggetto che ricerca una nuova attività lavorativa. È un’azione rivolta a persone che hanno perso il lavoro o che sono a rischio disoccupazione: la filosofia è quella di fare incontrare, in tempi brevi, la persona con il lavoro più adatto che offre il mercato proprio in quel particolare momento critico della sua storia professionale.

Bilancio di Competenze nell’Outplacement 2.0
Mantenendo inalterata tutta l’attività sopra descritta, la novità parlando di Outplacement 2.0 sta nella modalità di gestione della comunicazione on line e nello sviluppo del network attraverso la rete.

Partendo dalla condiderazione che possiamo scegliere scegliendo si svolgerà un lavoro mirato al Progetto Professionale condiviso con il Consulente di Carriera per andare a identificare quali sono gli spazi migliori su web per parlare di noi, dei nostri interessi, delle nostre aspirazioni per esempio. Cercheremo di attirare l’attenzione di chi ci dovrà scegliere facendo pervenire al futuro interlocutore tutte quelle informazioni e referenze che lo invoglieranno ad incontrarci.

Concludendo
Gli strumenti utilizzati saranno tutti quelli che l’web 2.0 offre sia per comunicare che per ascoltare dando una nota “di precedenza” all’ascolto proprio per accorciare i tempi di riuscita andando a parlare proprio dove potrebbe esserci interesse verso di noi, verso le nostre specifiche competenze, passioni ed esperienze, per farci scegliere scegliendo!

Saluti a tutti
Anna

Ecco il post citato:
http://www.orientami.net/2011/05/cose-il-bilancio-delle-competenze.html

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DiAnna Martini

Outplacement 2.0

Condivido con voi questo post che ho scritto per personalbranding.it

E’ un pò il frutto, o lo spunto, di tante mie azioni e riflessioni di questo ultimo periodo.
Credo molto in quello che dico nel post e, queste mie idee, stanno guidando le mie azioni.
Possiamo farci scegliere scegliendo! Non smetterò mai di ripeterlo perchè “il crederci” cambia l’ottica e lo stato d’animo di chi, forzatamente, si trova a “dover cercare lavoro”.

L’Outplacement 2.0 cambierà, e già sta cambiando, l’atteggiamento di chi si vuole fare scegliere!

Questo è, spero, solo l’inizio di un cammino!

Ringrazio veramente tanto Luigi per il tempo, la passione e l’ospitalità!
A presto e buona lettura
Anna

Ecco il post: http://www.personalbranding.it/2011/outplacement-2-0-mai-piu-senza-personal-branding/

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DiAnna Martini

Outplacement, ossia come farsi scegliere scegliendolo!

Ciao a tutti, questo post  nasce dalle mie riflessioni su di un articolo che titola così “Disoccupati over 45: senza lavoro per sempre” e descrive come oggi sia esponenzialmente cresciuto il numero di coloro che perdono il lavoro dopo anni di onorata carriera e come  molti  di loro nel mercato del lavoro siano destinati a non rientrarvi più.

Ho letto con interesse l’articolo che parla di numeri, età, professioni, settori, ripercussioni sulle famiglie, prospettive future funeste, percentuali, cause … ma non soluzioni!

Sono veramente stupita di come, un articolo che affronta tali argomenti, non nomini nemmeno marginalmente uno strumento come l’Outplacement.

Leggendo l’articolo trovo, finalmente, il richiamo alla ricollocazione ma, ancora una volta, viene preso in esame solo il problema che c’è a monte e non viene fatto nessun accenno ad una soluzione alternativa.

Una diversa visione delle cose

A coloro che hanno letto e condividono il pensiero espresso vorrei offrire una diversa visione della situazione e chiedere se hanno mai pensato di avvarlersi del servizio di Outplacement,  un vero strumento di supporto a sostegno di chi si trova a subire situazioni difficili come il fallimento della ditta, la decisione di chiudere l’attività da parte del datore di lavoro, la chiusura del contratto, il  mobbing,  lo svecchiamento della forza lavoro, un trasferimento imposto ecc..

trovandoci a vivere la perdita del lavoro, possiamo scegliere l’Outplacement, per farci scegliere ancora!

Faccio un passo indietro e provo a riportare alcune definizioni dell’Outplacement date da chi, come me, è un operatore del settore:

Camilla Servi scrive: L’Outplacement è un’ opportunità di realizzazione. Considero lo strumento dell’Outplacement non solo funzionale al reinserimento nel mercato del lavoro ma anche un’opportunità di riflessione e di scelta consapevole del proprio percorso professionale e di consapevolizzazione dei propri obiettivi. Un Brutto Lavoro è Peggio della Disoccupazione: Solo un lavoro soddisfacente rende soddisfatti.

Tiziana Rocca scrive: L’Outplacement non è un servizio di ricollocazione ma di SUPPORTO alla ricollocazione. Molte persone pensano che accedere a questo servizio significhi attivare qualcuno che cerchi il lavoro al posto proprio. In realtà nella ricerca di una nuova opportunità lavorativa l‘attore principale è e rimane la persona. Il consulente, con la sua esperienza, il metodo e le tecniche fornisce l'”assist” giusto per centrare il bersaglio: una nuova collocazione lavorativa il più possibile in linea con le aspettative e gli obiettivi professionali del candidato.

Maria Cristna Zunino dice: Dal mio punto di vista l’Outplacement offre la preziosa opportunità di guardare al futuro avvalendosi di una una più ricca e profonda visione del proprio passato e del proprio presente. Ogni narrazione che una persona fa di se stessa tende ad essere in qualche modo appiattita: il percorso di Outplacement mette in discussione questa percezione.  Ai miei candidati propongo spesso queste metafore: quella dell’archeologo – che scavando pazientemente scopre i propri tesori nascosti e dimenticati – e quella del geologo – che definisce le caratteristiche dello strato superficiale del terreno sul quale si muove in funzione della sovrapposizione storica di diversi strati e di diversi materiali.  E’ da questa nuova e più articolata consapevolezza di sè che secondo me si può ripartire, con maggiore fiducia ed energia. E’ da questi presupposti che i processi di ricerca e di scelta vengono attivati e supportati.

Non volendomi, adesso, addentrare ulteriormente nei contenuti tecnici del servizio vorrei solo aggiugere che, trovandosi a vivere la perdita del lavoro, possiamo scegliere l’Outplacement, per farci scegliere ancora! Rimane anche la possibilità  di non fare nulla e pensare che nel mercato del lavoro non ci rientremo mai!

ciao a tutti, Anna

Ecco l’articolo citato

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DiAnna Martini

Outplacement e Personal Branding

Questo post nasce da una riflessione in seguito alla lettura dell’articolo che è uscito oggi su Corsera: In tre anni ricollocati 20 mila lavoratori

In prima battuta sono soddisfatta di come sia trattato l’argomento e ancora più del fatto che ” se ne parli”.

Vorrei soffermarmi su una piccola parte dell’articolo, leggo “Quando si è espulsi dal mercato, rientrarvi significa adoperarsi attraverso diversi canali di ricollocazione che mettono alla prova il sistema di relazioni di ciascuno (il cosiddetto network), la propria intraprendenza (il 16% dei ricollocati torna sul mercato auto-candidandosi su Internet) oppure con i canali più istituzionali (società di somministrazione e di selezione del personale).”

Vorrei aggiungere che, a mio parere, l’intraprendenza sta nel sapere che il network va “coltivato” prima che serva, che bisogna lavorare in anticipo sulle relazioni, senza cercare di costruirle nel momento in cui ne abbiamo bisogno; in questo caso vale la regola del pieno per pieno ossia, della disponibilità a condividere sapere e opportunità certi che questo genererà un ritorno, senza dover chiedere.

L’intraprendenza sta anche nel saper essere lungimiranti e nel lavorare sul proprio personal brand con costanza e trasparenza, in maniera etica, proprio per riuscire a “far arrivare” ai canali istituzionali, così come Corsera definisce in questo caso i selezionatori,  prima di tutto  le informazioni più utili per auto-promuoversi, quelle che daranno coerenza e  una reputazione al candidato rispetto a ciò per cui si propone, quelle che proprio lui vuole trasmettere, che gli permetteranno di  farsi scegliere scegliendo!

Saluti a tutti

Anna

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