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DiAnna Martini

Outplacement 2.0

Condivido con voi questo post che ho scritto per personalbranding.it

E’ un pò il frutto, o lo spunto, di tante mie azioni e riflessioni di questo ultimo periodo.
Credo molto in quello che dico nel post e, queste mie idee, stanno guidando le mie azioni.
Possiamo farci scegliere scegliendo! Non smetterò mai di ripeterlo perchè “il crederci” cambia l’ottica e lo stato d’animo di chi, forzatamente, si trova a “dover cercare lavoro”.

L’Outplacement 2.0 cambierà, e già sta cambiando, l’atteggiamento di chi si vuole fare scegliere!

Questo è, spero, solo l’inizio di un cammino!

Ringrazio veramente tanto Luigi per il tempo, la passione e l’ospitalità!
A presto e buona lettura
Anna

Ecco il post: http://www.personalbranding.it/2011/outplacement-2-0-mai-piu-senza-personal-branding/

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DiAnna Martini

Outplacement, ossia come farsi scegliere scegliendolo!

Ciao a tutti, questo post  nasce dalle mie riflessioni su di un articolo che titola così “Disoccupati over 45: senza lavoro per sempre” e descrive come oggi sia esponenzialmente cresciuto il numero di coloro che perdono il lavoro dopo anni di onorata carriera e come  molti  di loro nel mercato del lavoro siano destinati a non rientrarvi più.

Ho letto con interesse l’articolo che parla di numeri, età, professioni, settori, ripercussioni sulle famiglie, prospettive future funeste, percentuali, cause … ma non soluzioni!

Sono veramente stupita di come, un articolo che affronta tali argomenti, non nomini nemmeno marginalmente uno strumento come l’Outplacement.

Leggendo l’articolo trovo, finalmente, il richiamo alla ricollocazione ma, ancora una volta, viene preso in esame solo il problema che c’è a monte e non viene fatto nessun accenno ad una soluzione alternativa.

Una diversa visione delle cose

A coloro che hanno letto e condividono il pensiero espresso vorrei offrire una diversa visione della situazione e chiedere se hanno mai pensato di avvarlersi del servizio di Outplacement,  un vero strumento di supporto a sostegno di chi si trova a subire situazioni difficili come il fallimento della ditta, la decisione di chiudere l’attività da parte del datore di lavoro, la chiusura del contratto, il  mobbing,  lo svecchiamento della forza lavoro, un trasferimento imposto ecc..

trovandoci a vivere la perdita del lavoro, possiamo scegliere l’Outplacement, per farci scegliere ancora!

Faccio un passo indietro e provo a riportare alcune definizioni dell’Outplacement date da chi, come me, è un operatore del settore:

Camilla Servi scrive: L’Outplacement è un’ opportunità di realizzazione. Considero lo strumento dell’Outplacement non solo funzionale al reinserimento nel mercato del lavoro ma anche un’opportunità di riflessione e di scelta consapevole del proprio percorso professionale e di consapevolizzazione dei propri obiettivi. Un Brutto Lavoro è Peggio della Disoccupazione: Solo un lavoro soddisfacente rende soddisfatti.

Tiziana Rocca scrive: L’Outplacement non è un servizio di ricollocazione ma di SUPPORTO alla ricollocazione. Molte persone pensano che accedere a questo servizio significhi attivare qualcuno che cerchi il lavoro al posto proprio. In realtà nella ricerca di una nuova opportunità lavorativa l‘attore principale è e rimane la persona. Il consulente, con la sua esperienza, il metodo e le tecniche fornisce l'”assist” giusto per centrare il bersaglio: una nuova collocazione lavorativa il più possibile in linea con le aspettative e gli obiettivi professionali del candidato.

Maria Cristna Zunino dice: Dal mio punto di vista l’Outplacement offre la preziosa opportunità di guardare al futuro avvalendosi di una una più ricca e profonda visione del proprio passato e del proprio presente. Ogni narrazione che una persona fa di se stessa tende ad essere in qualche modo appiattita: il percorso di Outplacement mette in discussione questa percezione.  Ai miei candidati propongo spesso queste metafore: quella dell’archeologo – che scavando pazientemente scopre i propri tesori nascosti e dimenticati – e quella del geologo – che definisce le caratteristiche dello strato superficiale del terreno sul quale si muove in funzione della sovrapposizione storica di diversi strati e di diversi materiali.  E’ da questa nuova e più articolata consapevolezza di sè che secondo me si può ripartire, con maggiore fiducia ed energia. E’ da questi presupposti che i processi di ricerca e di scelta vengono attivati e supportati.

Non volendomi, adesso, addentrare ulteriormente nei contenuti tecnici del servizio vorrei solo aggiugere che, trovandosi a vivere la perdita del lavoro, possiamo scegliere l’Outplacement, per farci scegliere ancora! Rimane anche la possibilità  di non fare nulla e pensare che nel mercato del lavoro non ci rientremo mai!

ciao a tutti, Anna

Ecco l’articolo citato

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DiAnna Martini

Outplacement e Personal Branding

Questo post nasce da una riflessione in seguito alla lettura dell’articolo che è uscito oggi su Corsera: In tre anni ricollocati 20 mila lavoratori

In prima battuta sono soddisfatta di come sia trattato l’argomento e ancora più del fatto che ” se ne parli”.

Vorrei soffermarmi su una piccola parte dell’articolo, leggo “Quando si è espulsi dal mercato, rientrarvi significa adoperarsi attraverso diversi canali di ricollocazione che mettono alla prova il sistema di relazioni di ciascuno (il cosiddetto network), la propria intraprendenza (il 16% dei ricollocati torna sul mercato auto-candidandosi su Internet) oppure con i canali più istituzionali (società di somministrazione e di selezione del personale).”

Vorrei aggiungere che, a mio parere, l’intraprendenza sta nel sapere che il network va “coltivato” prima che serva, che bisogna lavorare in anticipo sulle relazioni, senza cercare di costruirle nel momento in cui ne abbiamo bisogno; in questo caso vale la regola del pieno per pieno ossia, della disponibilità a condividere sapere e opportunità certi che questo genererà un ritorno, senza dover chiedere.

L’intraprendenza sta anche nel saper essere lungimiranti e nel lavorare sul proprio personal brand con costanza e trasparenza, in maniera etica, proprio per riuscire a “far arrivare” ai canali istituzionali, così come Corsera definisce in questo caso i selezionatori,  prima di tutto  le informazioni più utili per auto-promuoversi, quelle che daranno coerenza e  una reputazione al candidato rispetto a ciò per cui si propone, quelle che proprio lui vuole trasmettere, che gli permetteranno di  farsi scegliere scegliendo!

Saluti a tutti

Anna

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