Il 16 marzo AGCOM ha pubblicato le FAQ ufficiali sulla normativa influencer.
Se non sapete cos’è AGCOM, non preoccupatevi. Fino a qualche anno fa non lo sapevo neanche io.
AGCOM è l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. In pratica è l’ente pubblico italiano che regola radio, televisione, internet e — da un po’ — anche i social media e chi ci lavora. Sì, anche gli influencer. Anche noi.
Fino a ieri (si fa per dire) eravamo una zona grigia. Nessuna regola chiara, nessun obbligo scritto, ognuno faceva un po’ come voleva o come gli sembrava giusto. Adesso no. C’è una normativa. C’è chi la deve applicare. E c’è chi, al momento, non lo sta facendo — spesso non per malafede, ma perché le regole sono complesse e nessuno le ha spiegate per bene.
Io ci ho provato. Vi racconto il dietro le quinte.
Le ho lette. Tutte. Ho caricato i documenti su Claude così ho un riferimento preciso ogni volta che ho un dubbio — ma prima li ho letti io, con carta e penna vicino.
Le ho fatte prima di tutto per me. La grafica anche. Per avere un riferimento chiaro mentre lavoro. Se sono utili anche a voi, meglio.
Domenica pomeriggio. Caffè. Silenzio in casa, una di quelle cose che sai che devi fare e non puoi rimandare se fai questo lavoro.
Alla fine sono uscita con tre pensieri fissi in testa. Ve li racconto, e poi vi do la guida pratica. Perché queste regole non riguardano solo chi fa questo lavoro — riguardano anche chi segue gli influencer. E sapere come funziona vi cambia il modo di guardare certi contenuti.
La prima cosa che mi ha stupita.
Le affiliazioni. Quei link con cui i creator guadagnano una percentuale se compri qualcosa. Per anni sono state trattate come una zona grigia, quasi un dettaglio. Invece no. Sono ADV. Punto. Anche il codice sconto personalizzato è ADV. Se il tuo creator preferito mette un link in bio o ti dice “usa il codice X” senza scrivere ADV, sta aggirando le regole. Non è una questione di stile. È proprio scritto.
La seconda cosa, quella che mi ha fatto dire “ma dai, davvero”.
Il regalo. Il famoso “gifted by”.
Tutti pensavamo che ricevere un prodotto in omaggio — senza contratto, senza compenso — fosse la versione leggera. Scrivi “gifted by Brand”, taggi, e sei a posto. Giusto?
No. Perché quel vincolo non scade.
Se hai ricevuto un prodotto gratis e hai scritto “gifted by”, ogni volta che lo mostri di nuovo devi continuare a scriverlo. Per sempre. Non esiste un “dopo tre mesi sono libera” per i gift — quella regola dei tre mesi vale solo per le collaborazioni contrattualizzate con compenso.
Risultato: ho passato dieci minuti a ragionare e sono arrivata a una conclusione un po’ paradossale. Quasi conviene scrivere ADV anche quando non sei obbligata, perché almeno il vincolo temporale si regola. Dopo tre mesi, se non consigli l’acquisto e non inquadri il logo da vicino, puoi parlarne liberamente. Con il gifted by, quel prodotto ti segue.
La terza cosa, quella che mi ha fatto sorridere.
L’hashtag #ADV entro i primi tre. Sì, lo so, esiste da anni come regola. Ma adesso c’è un dettaglio in più: vale solo se la caption è così corta da essere visibile senza cliccare su “altro”.
Capito cosa significa?
Quella caption lunghissima con #ADV o #gifted in fondo, dopo tre righe di testo — non è conforme. Non bastava nasconderlo tra gli hashtag. Non basta nemmeno metterlo tra i primi tre se l’utente deve prima cliccare per vederlo. Se no ADV, GiftedBY ecc vanno inserite come prima parola della caption (testo), quindi: o lo scrivi subito senza il cancelletto o entro i primi tre hashtg se la caption si vede tutta senza cliccare su altro.
Questo era l’escamotage più usato. Quello che tutti facevano sperando che nessuno guardasse troppo da vicino. Adesso è scritto nero su bianco che non va bene.
La guida pratica
Detto questo, ecco le regole base. Per chi lavora nel settore, per chi collabora con i creator, e per chi vuole semplicemente capire cosa sta guardando quando scrolla il feed.
Le parole che vanno bene: Pubblicità, ADV, Advertising, gifted by [Brand], invited by [Brand].
Le parole che non vanno mai bene: in collaborazione con, in partnership with, fornito da, supplied by, regalo, ospite di, aff, #aff.
Dove scriverle: Storie → in sovrimpressione, su ogni singola clip. Post e Reel → all’inizio della caption, prima che l’utente debba cliccare su “altro”. Nei video anche in sovrimpressione nei primi secondi.
Il tag nativo non basta. “Partnership pubblicizzata” di Instagram o TikTok è un di più, non un sostituto. La dicitura testuale va sempre messa.
I divieti assoluti: gioco d’azzardo, tabacco, nicotina, sigarette elettroniche, farmaci con ricetta. Niente. Neanche un logo sullo sfondo.
Chi deve iscriversi all’elenco AGCOM: chi supera 500.000 follower o 1 milione di visualizzazioni medie mensili su almeno una piattaforma. Ma le regole base valgono per tutti, anche sotto soglia.
Domenica, dopo tutto questo, ho fatto due grafiche. Una orizzontale e una verticale. I casi più comuni, quelli di tutti i giorni.
Salvatele. Tenetele aperte mentre pubblicate.
Non coprono tutto. Ma per il 90% delle situazioni quotidiane, bastano.
Se hai dubbi, scrivimi. Ci ragiono volentieri.
ciao Anna




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