Il regalo di compleanno che non mi aspettavo
Ho compiuto cinquant’anni. Eravamo a sciare, un weekend sulla neve, tutti e otto. Claudio, in mezzo a tutti, durante la cena mi ha dato una busta. Dentro c’era Parigi: un weekend a Parigi di coppia!
Non solo Parigi. Il nostro ventesimo anniversario. di matrimonio La prima volta che partivamo soli, lasciando a casa tutti e sei.
Lui a Parigi non voleva andarci. Lo so benissimo. Però ha ceduto. per me…. e questo, ancora prima di salire sull’aereo, era già il regalo.
Cosa mi porto a casa
La mente leggera. Nonostante sei figli. Nonostante ventisette anni di vita insieme. Ci siamo svegliati ogni mattina pensando solo a noi due. Che tempo faceva. Come vestirsi. Dove andare, era il nostro weekend a Parigi di coppia! Con un po’ di organizzazione, quella che non ci è mai mancata, ma con l’ebbrezza di scoprire qualcosa di nuovo.
Giorno 1 — Giovedì 30 aprile
Tre ore di ritardo. Volotea per farsi perdonare ci ha dato un voucher da ben 5€ a testa da spendere al bar dell’aeroporto. Immaginate i prezzi. Io me la sono passata guardando Gossip Girl, leggero, sciocco, stacca la mente. Lui non aveva voglia di film, ha fatto qualche giro, ha scrollato TikTok. Ognuno col suo metodo.
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Volo tranquillo, Orly, taxi ufficiale 48€, check-in e fuori subito.
La prima cosa che ho notato uscendo è quanto fosse pulita. Ho detto proprio così, cavolo, si potrebbe mangiare per terra. Non ho visto artisti di strada, non ho visto persone senza fissa dimora, niente. Poi camminando di più ho capito che Parigi non è tutta così. Ci sono zone invece abbastanza sporche, anche perché hanno dei cestini con un’imboccatura stretta che si riempiono subito, soprattutto vicino a dove si mangia. I netturbini passano e fanno dei sacchi, ma li appoggiano lì accanto fino all’arrivo del camion, e a volte si spaccano e si sparge tutto. Mozziconi di sigaretta ovunque in certe zone. Però pochi cani e zero deiezioni per terra, su quello sono molto ordinati. Come lo sono nelle file, da subito, mettendosi ordinatamente senza che nessuno debba dirtelo. E al ristorante si paga col QR code e si esce senza che nessuno ti controlli. Un popolo disciplinato, organizzato, molto meno caloroso e socievole di noi, molto meno disponibile a fare un sorriso o due chiacchiere. Però parlano benissimo inglese, e in diversi locali, dopo che hanno capito che eravamo italiani, ci hanno anche salutato in italiano. Onore della cronaca.
Galeries Lafayette. Piano terra mega extra lusso, si sale, i prezzi restano alti, niente che faccia scattare il “lo compro”. Siamo saliti in terrazza al settimo piano, gratuita, vista su tutta Parigi. Torre Eiffel all’orizzonte. Prima foto. La seconda volta che la vedevo quel giorno, l’avevo già vista atterrando.
Poi a piedi verso l’Arco di Trionfo lungo gli Champs-Élysées. Questa vacanza è stata tutta all’insegna delle tratte a piedi. Taxi solo per spostamenti particolarmente lunghi, il resto a piedi. Non so quanti chilometri, tanti, forse quasi 100km!
L’Arco di Trionfo è maestoso. Me lo immaginavo con più gradini però. La vista dall’alto è bella, Parigi è una città molto verde vista dall’alto, ti dà un’idea di ordine e organizzazione. La particolarità è vedere tutti i raggi che partono intorno, tutte le strade. Siamo stati fino alle 20:30 circa.
Direzione Pigalle, Bouillon Pigalle. Un pezzo a piedi sugli Champs-Élysées, poi taxi. Fuori c’era la coda che girava l’angolo. Dentro i tavoli appiccicati, per sedersi abbiamo dovuto spostare quello davanti per infilarci dietro. Un ristorante di piatti tipici, prezzi onesti. Io ho preso il famoso uovo alla maionese e le escargot, lui carne. Pagato col QR code.
Dopo cena passeggiata nel quartiere. Gente locale che andava a fare serata, non turisti. Un posto tranquillo, pieno di gente, le luci. Foto al Moulin Rouge e a piedi in hotel.
Ho notato anche un’altra cosa, per strada: la gente è vestita bene in genere, si riesce a capire chi è parigino e chi no. E mi ha strappato un sorriso vedere che le parigine hanno tantissimo le ballerine, prevalentemente di rete, quasi sempre scarpe che non c’entrano nulla con l’outfit che hanno di sopra. Probabilmente è esattamente il loro stile. Non lo giudico, lo stile è soggettivo, però l’ho trovato un dettaglio originale.
Giorno 2 — Venerdì 1° maggio

Sveglia con calma. Tutto chiuso, è festa nazionale. Parigi si gode a piedi.
Prima un giro ai mercatini vintage. I parigini privilegiano nettamente il second hand, i mercatini erano pieni, le boulangerie avevano la coda fuori ancora prima di aprire. Eravamo lì prima delle dieci. Alla fine mi sono comprata un paio di Balenciaga. Originali o parallele, ancora non lo so…90€, uno sfizio. Le vere non so quando le avrei comprate, forse mai.
Montmartre. Fila infinita per la funicolare che risparmia tre minuti di scalini. Gente anche giovane in coda, forse la considerano una cosa turistica, non ho idea. Noi abbiamo fatto le scale. Ripide, quasi 45°, però tra una rampa e l’altra ci sono zone di sosta. In cima c’era il mondo. Panorama bellissimo, sole, Sacré-Cœur maestosa. Siamo scesi e abbiamo pranzato fuori da un bar. A Parigi si siedono tutti fuori, schiena al locale, si guarda la gente che passa. Ho mangiato ancora uova. Mi ricorderò Parigi per le sue uova.
Poi tanta strada lungo la Senna. All’inizio non c’era nulla, avvicinandosi alla Torre Eiffel cominciano i localini carinissimi. Una passeggiata rilassante, e quando si apre il panorama sulla Torre ancora di più. Île de la Cité, Notre-Dame. Ci siamo fermati quaranta minuti, ci siamo tolti le scarpe, abbiamo fatto una foto con i piedi nudi davanti alla cattedrale. Non so spiegare perché, andava fatto. Un’altra cosa assolutamente originale è vedere come la Senna si riempie velocemente di persone che si siedono sulla sponda armati molto spesso di tovaglia e anche aperitivi “da passeggio” perché vendono dei bicchieri che si stappano e diventano dei calici di vino e delle confezioni di olive salatini, stuzzichini per fare un aperitivo vista Senna davvero originale!
Il meteo prevedeva qualche possibilità di pioggia quel venerdì, e infatti è arrivata. Solo nel momento esatto in cui siamo arrivati alla base della Torre Eiffel, prima della cena. Una ramata d’acqua. Io avevo l’ombrello, ovviamente. Ci siamo riparati sotto un albero di fronte alla Torre, abbiamo aspettato. Intorno gente completamente impreparata. È durata pochissimo, non ci siamo bagnati. Il giorno dopo sole. E il giorno della partenza è arrivata la pioggia. Il tempo è stato esattamente dalla nostra parte.
Cena a Les Ombres, quinto piano, soffitto di vetro, vista diretta sulla Torre Eiffel. Ristorante molto chic, prezzi non contenuti. A un certo punto un ragazzo ha consegnato l’anello e fatto la proposta alla sua ragazza nel momento in cui la Torre si è illuminata per la prima volta, ogni ora per cinque minuti scintilla tutta. Non lo rifarei, noi siamo più da cene spartane. È stato bello vedere la Torre così da vicino però. Non ho il coraggio di scrivervi quanto abbiamo speso, vi dico solo che un calice di champagne costava più di una bottiglia intera in qualsiasi altro ristorante.
Rientro in hotel a piedi, quarantacinque minuti. Parigi di notte.
Giorno 3 — Sabato 2 maggio

Sveglia presto, colazione in hotel. Continentale, tranquilla. L’hotel carino, posizione strategica, tutto a tema scacchi. C’erano il ferro da stiro e l’asse in camera. Ho detto subito a Claudio: se ci fossero i bambini non saprebbero neanche a cosa serve quell’affare.
Louvre alle 9:30. Io ho fatto il liceo artistico, ho portato storia dell’arte alla maturità. Sono entrata nel Louvre e non ero preparata. Pensavo fosse un percorso obbligato, invece hai diverse aree e scegli tu cosa vedere. Non so quanti giorni ci vorrebbero per vederlo tutto. Venere di Milo, Gioconda, Vittoria Alata, quadri di David, Nozze di Cana. Claudio era estasiato e non voleva più venire via. Sono stata io a dire che dovevamo andare.
La Gioconda mi ha un po’ delusa. È piccola, esposta su una parete grandissima. Ci sono tantissimi altri quadri bellissimi intorno che nessuno guarda. L’illuminazione dall’alto fa dei riflessi sui quadri ad olio, non ti permette di vederli bene. E poi non l’avevo considerato abbastanza, il Louvre si ferma all’Ottocento. Gli impressionisti sono tutti al Musée d’Orsay. Avrei forse dovuto scegliere quello, ma come si fa ad andare a Parigi e non vedere il Louvre.
Tre ore dentro, poi fuori. Marais, quartiere tipico, moda parigina indipendente. Non rispecchia il nostro gusto. Molto particolare, interessante da vedere, non ho comprato niente. Neanche lui. Abbiamo mangiato in un localino carino, Croque Monsieur e muffin schiacciati. Les Halles, doveva essere un centro commerciale particolare, in realtà brand esattamente uguali all’Italia, non siamo entrati in un negozio. Printemps, simile alle Lafayette, lusso extralusso, niente. Poi un negozio a cinque piani, brand diversi, una moda più vicina a quello che piace a noi. Quello era il negozio più interessante della giornata. Non abbiamo comprato niente neanche lì.
Hotel, doccia, cambio. Il mio umore aveva già cominciato a rabbuiarsi, il giorno dopo a pranzo saremmo stati a casa. Non che fossi triste per i bambini, i bambini mi mancavano tantissimo. Ma cominciavo già ad avere in testa tutto, prendi questo, vai a ritirare quello, i compiti, la doccia, gli orari. Mi metto i tacchi, il tubino nero, il trench. I tacchi li avevo messi l’ultima volta a un matrimonio. Avevo solo due figli, vi dico solo questo.
Bolt. Il tassista ci molla dall’altra parte della Senna indicandoci una scaletta per scendere. Cammino veloce perché rischiamo di fare tardi e la scarpa comincia a strapparsi, prima la parte sopra, poi la suola a penzoloni. Arrivo all’imbarco con la scarpa a pezzi. Mi siedo: non mi alzo più.
Ci mettono sotto una bocca dell’aria condizionata rotta. Aria gelida, il menù volava via. Chiediamo di spostarci, il maître dice che avrebbe fatto il possibile. Dopo un po’ spengono il condizionatore e ci spostano lungo le finestre, da lì è cambiato tutto. Ambiente elegante, pianista e violinista, crociera dalle 19:45 alle 22:45. Non è il nostro formato, noi saremmo stati più a girare per i quartieri. Ma quando siamo passati accanto alla Torre Eiffel illuminata, valeva tutto. Il vino 50€, meno, molto meno dei bicchieri la sera prima. Fatevi una risata.
Lo rifarei? No. L’ho fatto? Sì, e non me ne pento.
Taxi Bolt per tornare, Claudio è salito a cercarlo perché ci aspettava in alto invece che al molo. Si paga in anticipo, se non lo trovavamo erano cazzi. In hotel, scarpe buttate via, suola completamente staccata, tomaia aperta davanti. Letto, Gossip Girl, cuffie anti-russamento. Le avevo comprate apposta perché Claudio e io non dormiamo insieme da prima che nascesse Amedeo, tre anni e mezzo, lui russa, io quando mi sveglio non mi riaddormento. Isolamento acustico, suoni bianchi, vicolo piovoso. Non stimola la vescica, rilassa. Ha funzionato. A casa lui dorme sul divano, spesso con qualcuno dei bambini. In hotel stesso letto per quattro notti. Dettaglio non da poco.
Domenica 3 maggio

Sveglia 7:30, colazione, Bolt per Orly, 29€ contro i 48€ dell’andata. Volo puntuale. Un caffè, qualche souvenir. Ad Amedeo il topo di Ratatouille grande, ad Ascanio un peluche a forma di brioche kawai, a Teodoro e Rubio i palloni del Paris Saint-Germain. Giancarlo e Tiziano non hanno preso nulla, a una certa età funziona così.
Genova, taxi a casa. Non c’è nessuno. Amedeo era con Sara, grazie infinite, è stato benissimo con Atena. Ascanio da nonna Mena, strafelice. Teodoro e Rubio con mio papà a Compione, e chi mi segue sa che era tanto che questo non accadeva. Tiziano all’hockey a Torino. Giancarlo da nonna Mena.
Dopo poco mio papà mi ha riportato Teodoro e Rubio. Siamo andati da nonna Mena per pranzo. Sara ha portato Amedeo. Tiziano nel pomeriggio. La sera a cena tutti insieme.
Ci eravamo persi quattro giorni. Ci siamo ritrovati tutti a tavola. Tutto a posto.
Una cosa che non vi ho detto
Ho pianificato questo viaggio con l’AI, prima Gemini, poi Claude. Itinerario, ristoranti, prenotazioni. E anche i parametri di esposizione per i video con l’Osmo Pocket 3, filtri ND, bilanciamento del bianco, ISO per gli interni del Louvre. Io nasco come fotografa digitale, ho due Nikon e un sacco di obiettivi che per ora sono in dispensa, però avevo bisogno di supporto per le riprese video in condizioni di luce variabile. Claudio mi ha presa in giro per tutta la vacanza. Mi vedeva consultare il telefono e chiedeva se avrei invitato Claude a cena. Il vlog per YouTube lo sto montando, vi aggiornerò con il link quando esce.


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