Family creator, educazione digitale per genitori, Gen Z e Alpha

Quindici anni. Sei figli. Una cosa che non ho mai raccontato.

Quindici anni. Sei figli. Una cosa che non ho mai raccontato.

Questo blog è nato nell’aprile del 2011, subito dopo aver fatto un corso sul personal branding. Un giorno ho ricevuto una mail che sembrava quasi spam — l’ho letta quasi per caso, e mi ha illuminata. Era un corso rivolto prevalentemente a persone che si occupavano di marketing; io mi occupavo di risorse umane, e in quel momento nello specifico di outplacement, consulenza di carriera e bilanci di competenze. Mi sono subito chiesta cosa c’entrasse il personal branding con il mio lavoro, e la risposta è arrivata immediatamente: c’entrava tantissimo, perché per cambiare lavoro, per fare una transizione di carriera, per far emergere le proprie competenze, fare personal branding è un punto fondamentale.

Il claim di questo blog — farsi scegliere potendo scegliere — è nato quasi per caso. Io lo dicevo sempre ai candidati: quando vai a un colloquio, ricorda che il tuo obiettivo è farti scegliere; dopo, sceglierai tu se andarci o meno. Ripensandoci, avendolo detto così tante volte, ho capito che era quello che indirizzava anche la mia vita, non solo il lavoro degli altri.
A quel corso ho incontrato Francesca Parviero. È rimasta da quel giorno una delle poche persone che capisce dove voglio andare prima ancora che io lo sappia.

C’è un ricordo che mi porto dietro dall’adolescenza — avevo fatto il liceo artistico con indirizzo in comunicazione visiva, volevo fare la pittrice, poi la grafica pubblicitaria, e mi sono ritrovata nelle risorse umane quasi per caso; sembravano strade diverse, ma ripensandoci non lo erano affatto. Nel 1992, a scuola, ho scoperto gli ipertesti — scrivevi qualcosa su un documento, poi scrivevi del codice, e cliccando si apriva un’altra pagina — e ricordo ancora quello stupore infinito; stava succedendo qualcosa di straordinario e io lo stavo vedendo in diretta.

Quella meraviglia non se n’è mai andata. All’università ho lavorato moltissimo al computer per preparare la tesi, e mio padre per la laurea mi ha regalato il mio primo computer — costava quattro milioni di lire, era una cifra enorme — e ricordo l’enorme sensazione di libertà che ho avuto quando l’ho tenuto in mano. Per me quello è stato davvero un’apertura infinita verso il mondo; cercavo lavoro col computer, facevo tutto col computer, in un’epoca in cui non lo faceva quasi nessuno.

Dal 2010 al 2013 ho lavorato in azienda portando grandi risultati — clienti importanti, progetti legati al personal branding che avevo introdotto io, partendo dalla mia intuizione e dalla voglia di costruire sempre qualcosa di nuovo. A un certo punto, durante una riunione sugli obiettivi di fine anno, ho chiesto al mio responsabile perché tutti i colleghi di pari livello fossero quadri e io no. Mi ha risposto che avevo fatto due figli; gli ho chiesto quanti ne avesse lui, mi ha detto due, e io gli ho detto che la differenza era che non li aveva fatti lui. Il mese dopo ho chiesto l’aspettativa non retribuita e sono rimasta fuori fino al 2016, quando sono rientrata dopo la quarta maternità.

Al rientro mi hanno ridimensionata di ruolo senza grandi spiegazioni, e poi il 21 febbraio 2019 — al rientro dalla maternità del quinto figlio, che era anche il mio compleanno — mi hanno messo davanti a una proposta di uscita che non aveva senso accettare, ho rifiutato. Quel giorno ho pranzato con Francesca e ricordo ancora le sue parole: “Prova a studiarti meglio Instagram, le storie non le stai sfruttando, ci servirà, approfondiscilo”. Avevo aperto il profilo nel 2012, il primo giorno in cui Instagram era arrivato su Android, perché amavo la fotografia e aspettavo quel momento da un po’, proprio come Francesca, eravamo entrambe due adroidiane nel 2012.

Il 31 ottobre del 2019 è stato un giorno molto brutto. Era Halloween, che per me da anni coincideva con momenti difficili, e quel giorno ho scoperto che il sesto cuoricino che desideravo tanto non batteva più. Quando sono andata in ospedale per il raschiamento, ho preso il telefono e ho cambiato il nome del profilo — non ero più Anna Martini, diventavo @mammadi5maschi. Speravo di diventare @mammadi6maschi o @mammadi5più1, ma in quel momento ho capito che il focus che volevo tenere era quello, che era il mio desiderio più vero e che sarebbe stato quello a permettermi di volare; così ho trasformato la tristezza di un giorno buio illuminandola con un nuovo progetto, una nuova prospettiva, la sensazione di essere finalmente libera di andare nella direzione che sentivo mia.

Non l’avevo mai raccontato prima perché ero dipendente, e si sa che una donna in azienda non racconta volentieri dei figli che non ci sono stati — quando quelli che ci sono già bastano a renderla un problema. Oggi non ho più vincoli con nessuno, e posso raccontarlo; come racconterò altre cose che ho tenuto per me fino ad oggi.

Amedeo è arrivato nel 2022 — una sorpresa meravigliosa, a 46 anni — e il profilo è diventato @mammadi6maschi, con una community cresciuta fino a oltre 600.000 persone. Nel 2023 ho dato le dimissioni; l’azienda mi aveva offerto il ruolo di social media manager due anni prima, e al rientro dall’ultima maternità era chiaro che non c’era più spazio per me, quindi ho scelto io di andare, serenamente, senza grandi discorsi. Quello che avevo costruito non era un paracadute — non sono caduta — era un deltaplano, e ho preso il volo.
Oggi mi occupo di educazione digitale, di famiglie e di come orientarsi in un mondo che cambia velocemente; la strada che ho scelto di percorrere si è delineata via via anche grazie a Francesca, che in qualche modo ha sempre anticipato la direzione prima ancora che io la vedessi chiaramente.


I pensieri e i ricordi non arrivano mai in ordine, ma quando li rileggi il senso lo trovi sempre. Questo blog esiste dal 2011 ed è rimasto quello che era all’inizio: uno spazio mio, dove dico quello che voglio nel modo in cui voglio. Ci saranno post su argomenti precisi, ma ci sarà anche questo — storie che da altre parti non esistono, perché qui è casa mia. Questa non l’avevo mai raccontata così, e ho scelto di metterla qui.

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